Port Authority privatizzazione e integrazione infrastrutturale

Il presente lavoro si inserisce nell’ambito della riflessione di carattere politico-istituzionale avviata nel corso dell’ultimo anno dal Centro Studi Demetra[1], anche attraverso l’assegnazione di una specifica borsa di studio, sulle potenzialità di sviluppo economico, correlabili ad una integrazione della gestione delle infrastrutture logistiche di porti ed aeroporti, prefigurando un percorso di carattere normativo e di riforma codicistica che affronti il tema della privatizzazione dei porti sulla base della positiva esperienza maturata nel settore aeroportuale.

l’occasione per un’importante discussione tesa a dare un ulteriore slancio all’attuale dibattito istituzionale sui porti, con particolare riferimento all’ipotesi di una loro privatizzazione, prendendo a modello l’assetto ordinamentale del settore degli aeroporti che, dopo venti anni, ha trovato un definitivo assetto ed un generalizzato consenso.

La proposta, prendendo spunto da una concreta ipotesi di polo logistico integrato, rappresentato dalle indubbie potenzialità sinergiche di carattere economico-sociale configurabili tra il porto di Taranto e l’aeroporto di Grottaglie, ipotizza la possibile istituzione di una Port Authority – già favorevolmente assentita, con atti formali, dalla Regione Puglia – che abbia la capacità di integrare le potenzialità delle due diverse infrastrutture logistiche, grazie anche alla realizzazione di un collegamento ferroviario tra i due scali, facilitando una politica di sviluppo economico in grado di contrastare la crisi, pure di carattere occupazionale, dell’Ilva nel territorio.

In uno scenario che vede, anche a livello globale, il profilarsi di indubbie sinergie tra le diverse infrastrutture logistiche, favorendo la tendenza a processi d’integrazione e di intermodalità, è particolarmente avvertita l’esigenza di approfondire il tema della governance dei porti italiani, già oggetto di revisione normativa nel 2016 e che ben potrebbe ricavare, dalla positiva esperienza della privatizzazione degli aeroporti, utili spunti per una più ampia riforma. Da un lato, occorre valutare da un punto di vista strettamente economico l’utilità di un percorso teso alla privatizzazione dei porti, attraverso la costituzione delle società di gestione portuali, cui affidare, sull’esempio delle società concessionarie della gestione aeroportuale, le infrastrutture e la gestione delle attività portuali; al contempo, potrebbe essere utile valutare l’opportunità di istituire una unica Autorità di settore sul modello dell’ENAC.

È indubbio che lo studio cerca di attrezzare, per tempo, il nostro Paese al fine di intercettare i nuovi flussi di carattere economico che, indubbiamente, potranno essere alimentati da una situazione geopolitica di carattere globale che, sempre più, sposta l’asse dello sviluppo dell’economia verso i mercati asiatici che trovano già nel raddoppio del canale di Suez, per ora sottoutilizzato, una porta di ingresso nel Mediterraneo, dove è riconosciuta la centralità del nostro Paese, piattaforma logistica del Mediterraneo.

Tale ricerca rappresenta un importante momento di approfondimento che confluirà all’interno di una pubblicazione rientrante nell’ambito della collana del Centro Studi Demetra, “I Quaderni dell’Aviazione civile”, la quale, peraltro, sarà valorizzata ed ulteriormente arricchita dai preziosi contributi – riportati in più punti della esposizione al fine di conferire attualità e leggerezza alla trattazione – degli autorevoli relatori intervenuti al XII Corso di Formazione giuridico-amministrativa “Trasporto aereo tra innovazione tecnologica e integrazione infrastrutturale”, tenutosi a Roma presso la sede dell’Ente nazionale per l’Aviazione civile (ENAC), lo scorso 4-6 dicembre 2017.

Preliminarmente, si proceda ad omologare il quadro normativo vigente in tema di governance aeroportuale e portuale, tenuto conto del fatto che i due settori risultano al momento gestiti in modo diametralmente opposto: il primo affidato a società private, il secondo in mano pubblica.

Si tratta, dunque, di avviare un processo di privatizzazione della portualità che deve passare anche attraverso un’opera di profonda revisione del Codice della Navigazione, parte marittima, risalente al ’42, e che ben potrebbe mutuare dalla collaudata esperienza aeroportuale un modello di gestione paradigmatico – fondato sull’affidamento di una concessione di lunga durata dell’infrastruttura, prima intestata allo Stato, a società di gestione private – che, dopo oltre venti anni è generalmente apprezzato. In sostanza, una riforma che, oggi, può consegnarsi “chiavi in mano” alla portualità, tenuto conto che dopo una iniziale fase di deregulation ha dato, con indubbio successo, nuova vita agli aeroporti e ha trovato una concreta ed utile stabilità con una nuova regolamentazione, attraverso la novella della parte aeronautica del codice della Navigazione e, da ultimo, con l’adozione dei contratti di programma da parte dell’ENAC e dei modelli di regolazione tariffaria approvati dall’ART.

In tale contesto, dalla recente riforma che ha investito la portualità italiana – D. Lgs. 169/2016 e suo correttivo – occorre, comunque, recuperare l’elemento della visione sistemica, da salutare con assoluto favore, che ha portato, da un lato, a ridurre notevolmente il numero delle 24 Autorità Portuali (AP) esistenti, accorpate nelle 15 Autorità di Sistema Portuale (AdSP) e, dall’altro, a coordinare le nuove entità all’interno di una Conferenza nazionale, organo deputato, sotto la Presidenza del Ministro di settore, a garantire lo sviluppo delle singole Autorità nell’ambito di una visione sistemica di carattere nazionale.

Per fare ciò, occorre, in primis, effettuare un approfondimento in ordine ai modelli di gestione portuale già presenti nel panorama europeo, oltre che fare una ricognizione aggiornata della normativa a livello UE, così da verificare quale esempio sia più conforme alle esigenze della portualità italiana e maggiormente idoneo a garantirne sviluppo e crescita nel prossimo futuro.

[1] Da oltre dieci anni è, ormai, il riconosciuto riferimento culturale del complesso mondo dell’aviazione civile, nonché assoluto precursore, attraverso l’organizzazione di convegni e seminari specialistici, dello sviluppo del dibattito politico-istituzionale in materia di trasporto aereo.